Riaprire al nucleare è una scelta sbagliata. E’ inutile per rientrare
negli obiettivi stabiliti dall’Europa al 2020 per contrastare i
cambiamenti climatici. Non risolve i problemi energetici del Paese. E’
una tecnologia antiquata e insicura. E’ enormemente costoso e per farlo
si metteranno le mani in tasca agli italiani. In nessuna parte del mondo
è stato finora risolto il problema dello smaltimento delle scorie.
Queste non sono opinioni, ma dati reali e proprio per questo cresce il
numero dei contrari, che diventano stragrande maggioranza quando si
chiede se vogliono una centrale nucleare nella propria provincia.
Ciò non vuol dire che dobbiamo sottovalutare il rischio del ritorno al
nucleare. Al contrario, esistono forti lobby (di pochi) che, per
speculare oggi, intendono lasciare alle future generazioni i loro debiti
e i loro problemi. Dobbiamo usare la massima intelligenza e le più
larghe alleanze possibili per vincere.
Quattro sono, secondo noi, i passaggi.
Innanzitutto, pende di fronte alla Corte Costituzionale un giudizio di
costituzionalità della legge di avvio della politica nucleare,
presentato da 11 Regioni e sollecitato nel settembre scorso dalle nostre
associazioni. L’udienza è stata calendarizzata per giugno di quest’anno.
Sempre a giugno dovrà essere varato il piano nazionale per rientrare
negli obiettivi europei al 2020, e lì si dovranno garantire investimenti
prioritari alle rinnovabili, senza possibilità di “distrazioni” verso
altre fonti.
Nei prossimi mesi saranno rese pubbliche le localizzazioni delle
eventuali centrali e ci attendiamo una legittima mobilitazione delle
popolazioni e delle istituzioni locali, anche attraverso l’indizione di
referendum regionali consultivi.
Riteniamo, quindi, necessario costruire da subito un tavolo di lavoro
che unisca i più ampi interessi contro il nucleare (dalle associazioni
civili agli agricoltori, dal turismo alle imprese delle rinnovabili, dai
pubblici amministratori al mondo scientifico) e costruisca nel Paese una
forte maggioranza, contro una scelta, finora operata a colpi di mano e
minacce militari.
Riteniamo necessario definire una strategia, che declini una serie di
azioni e di interventi, tra i quali rientra anche l’iniziativa
referendaria, ma riteniamo che essa debba essere ben ponderata.
Altrimenti, rischia seriamente di diventare un favore ai nuclearisti.
Dobbiamo ricordarci che gli ultimi 24 referendum non hanno raggiunto il
quorum.
Per questi motivi chiediamo ai promotori del quesito referendario di
fermare, al momento, la loro iniziativa e di condividere con le altre
forze una strategia comune di contrasto alle assurde politiche nucleari,
nonché di avvio di reali politiche di contrasto al problema dei
cambiamenti climatici.
Oggi serve una larga coalizione di associazioni e movimenti, una
convinta e vincente azione che assicuri il più ampio coinvolgimento dei
cittadini e delle forze sociali, facendo riemergere il forte movimento
di opinione, trasversale agli schieramenti politici, già presente nel
nostro Paese.
Perché solo uniti si vince.
Vittorio Cogliati Dezza
Presidente nazionale Legambiente
|