Della Seta: "E' un premio che va idealmente a tutti
quelli che si sono impegnati per fermare il
surriscaldamento del Pianeta".
“E’ un
successo per Al Gore e un riconoscimento per la
qualità e la serietà del lavoro dell’Ipcc. Ma nello
stesso tempo è un premio che sentiamo anche un po’
nostro: è un Nobel per la pace che idealmente va a
tutte quelle associazioni, quegli scienziati, quegli
amministratori che stanno lottando da anni per
fermare il surriscaldamento del pianeta”.
Così Roberto
Della Seta, presedente nazionale di Legambiente,
commenta l’assegnazione del premio Nobel per la pace
all’ex vice presidente americano Al Gore e al
Comitato intergovernativo per i cambiamenti
climatici (Ipcc). L’ex vice presidente è stato
premiato per il suo impegno e per la sua azione di
sensibilizzazione sui rischi dei mutamenti
climatici, che ha avuto il momento di maggior
visibilità con il film-documentario “Una scomoda
verità”, centrato proprio sul tema delle emissioni
di gas serra. Ma l’impegno di Gore non nasce
certo con quel documentario: il protocollo di Kyoto
venne approvato anche grazie alle scelte
ambientaliste che riuscì a imporre all’interno della
Casa Bianca, superando l’ostruzione di
politici, sia repubblicani che democratici, che
davano invece retta alla potente lobby del petrolio.
Importantissima è anche la decisione del comitato
per il Nobel di assegnare contemporaneamente il
riconoscimento all’Ipcc, che per anni ha dovuto
subire gli attacchi di amministrazioni ostili alla
riduzione dei gas serra (gli Stati Uniti di
Bush in primis) e da una parte minoritaria della
comunità scientifica, che nega tuttora il legame tra
attività antropica, emissioni di CO2, cambiamenti
climatici. Il lavoro dell’Ipcc, e soprattutto il suo
quarto rapporto sui cambiamenti climatici, ha
peraltro contribuito con forza a mettere al centro
del dibattito politico mondiale l’urgenza di azioni
per la riduzione dei gas serra.
“Da Oslo
arriva un forte segnale per la difesa dell’ambiente
– aggiunge ancora Della Seta – ora bisogna capire se
il mondo saprà raccogliere questo segnale e agire
conseguentemente, dando seguito agli impegni
internazionali del protocollo di Kyoto, lavorando da
subito per il post-Kyoto, abbandonando quei
tatticismi e quella difesa di interessi particolari
(l’industria del petrolio e quella dell’energia in
particolare) che hanno caratterizzato fino a oggi la
linea politica di alcuni Paesi: gli Stati
Uniti dell’amministrazione Bush, l’Australia e –
oggi – alcune nazioni a rapido sviluppo.
Anche l’Italia però deve fare la sua parte.
Nel nostro Paese, a parole, la lotta ai gas serra è
centrale. Nei fatti invece le nostre emissioni
climalteranti continuano ad aumentare. Battere le
mani a Gore e continuare a inquinare come sempre, è
evidente, è un’operazione che dimostra solo la
pochezza di una certa politica”.
Comunicato stampa Legambiente
Nazionale
12/10/2007
12:04
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