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Impianti
eolici in Italia: obiettivi di sviluppo e di integrazione nel paesaggio
Gli impianti eolici in Italia hanno
raggiunto quota 1.400 Mw installati. Un risultato importante, alla luce
soprattutto dei 357 nuovi MW installati nel 2004, ma che se viene letto
nel quadro dei processi in atto in Paesi europei come Spagna, Germania,
Danimarca evidenzia l'aumento di un gap che non è tanto numerico quanto
di politica energetica complessiva.
Perché la differenza sostanziale tra
il nostro Paese e il resto d'Europa è che in Italia lo sviluppo
dell'eolico in questi anni è avvenuto al di fuori di una cornice di
indirizzi di politica industriale e territoriale, di obiettivi espliciti
che riguardassero una direzione energetica e ambientale. L'eolico ha
costruito un proprio - e sempre più importante - spazio grazie alla
competitività tecnologica e economica sviluppata fuori dai confini
nazionali, si è diffuso nel territorio attraverso accordi tra Comuni -
spesso piccoli, lungo i crinali dell'Appennino meridionale - e aziende
nate dentro il processo di liberalizzazione energetica italiana, in
assenza ancora oggi di una cornice di regole statali per l'approvazione
dei progetti, in una fase di complesso trasferimento di poteri alle
regioni.
Occorre partire da qui per ragionare
sulle prospettive di sviluppo nel territorio italiano di una fonte
energetica rinnovabile che rappresenta una esperienza europea di
straordinario successo, che ha prodotto risultati impensabili solo pochi
anni fa. L'energia dal vento soddisfa il fabbisogno elettrico per il 20%
già oggi della Danimarca e per il 50% in una Regione come la Navarra.
Intorno a questa rivoluzione pulita si stanno costruendo progetti sempre
più ambiziosi di sviluppo delle fonti rinnovabili capaci di offrire una
risposta sia all'aumento del costo del petrolio, che all'esigenza di
ridisegnare i bilanci energetici nella direzione di una forte riduzione
delle emissioni di CO2 come previsto dal Protocollo di Kyoto.
Intorno all'eolico è nato un settore
industriale, di ricerca e sviluppo, che ha creato 70mila occupati in
Germania, oltre 20mila in Spagna e Danimarca con nuove aziende che
semplicemente 10 anni fa neanche esistevano. Intorno all'eolico e alle
fonti rinnovabili si stanno creando dei veri e propri distretti
dell'innovazione in Europa, con Regioni e Comuni che sottoscrivono
accordi, promuovono investimenti capaci di creare un forte legame nelle
economie locali e nei territori dove si vanno a realizzare. La frontiera
della ricerca è oggi negli investimenti necessari per passare ad un
modello di gestione della rete elettrica sempre più moderno ed
efficiente, capace di dare prospettiva ad una forte crescita dell'eolico
e di tutte le fonti rinnovabili nella prospettiva di una generazione
distribuita.
Il futuro dell'eolico in Italia deve
passare dunque per un forte legame con il territorio, per costruire
nelle Regioni un quadro di regole condivise che consenta lo sviluppo in
tutte i paesaggi compatibili, che ne rafforzi il ruolo nel disegnare una
politica energetica e industriale capace di conseguire gli obiettivi di
riduzione delle emissioni di CO2 previsti dal Protocollo di Kyoto ma
anche di creare migliaia di nuovi posti di lavoro. Le potenzialità
dell'eolico in Italia sono molto rilevanti, ma il punto della
discussione non deve essere oggi nel quantificare il numero di MW
obiettivo o se il contributo rispetto al fabbisogno a cui puntare sia il
10 o il 15%, ma invece di capire come sviluppare in tutte le aree
possibili e nelle condizioni più adatte ai territori, alle identità
locali, alle opportunità industriali ed economiche.
Legambiente Nazionale, Roma, 5
Luglio 2005
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