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Le associazioni: Circolo Legambiente di
Petilia Policastro, WWF provincia di Crotone, Circolo
Legambiente di Crotone, Italia Nostra, Amici del Neto,
denunciano il grave stato in cui si trovano i corsi d’acqua del
bacino del fiume Tacina. Nel
corso di alcuni sopralluoghi, nel settore vallivo del bacino del
fiume Tacina, ricadenti nei Comuni di Petilia Policastro e
Roccabernarda, si è constatata una profonda alterazione delle
acque superficiali dei corsi d’acqua che si presume causate
dagli scarichi abusivi di residui delle macine dei frantoi
oleari.
Le associazioni, da molti anni, hanno
promosso
numerose attività scientifiche e di educazione ambientale
(Operazione Fiumi, Fiumi Informa, ecc.), collaborando con le
scuole del territorio, che hanno avuto, spesso, come
centralità le risorse idriche e la riqualificazione dei sistemi
fluviali, promuovendo azioni dirette alla prevenzione e alla
tutela delle acque. Il Liceo
Scientifico "R.Lombardi Satriani”, nei mesi scorsi, ha
presentato le conclusioni di un progetto, dove emerge il grave
stato di degrado del fiume Tacina, nel “tratto vallivo”.
Interventi di regimazione delle acque, derivazioni per scopi
irrigui, cantieri per l’estrazione e produzione degli inerti,
attività agro–zootecniche con versamento di liquami derivanti
dalla zootecnia, reflui fognari dei centri urbani, che non
dispongono di depuratori, hanno
alterato sensibilmente le condizioni chimico –
batteriologiche delle acque, con gravi ricadute sull’ecosistema
fluviale.
Nel Petilino la coltivazione dell’ulivo occupa
una posizione preminente nell’agricoltura, nell’economia, di
questo territorio, con la produzione di una qualità d’olio molto
pregiata, purtroppo ogni anno, nel corso della campagna olearia,
alcuni frantoiani, privi di scrupoli, scaricano, nei fossi, nei
fiumi,
tonnellate di sansa e acque di vegetazione che contengono, tra
l’altro, un’elevata presenza di polifenoli e di
altre sostanze nocive, che possono risultare tossiche per
l’uomo, per gli animali e per le colture ortive.
Le acque di vegetazione, considerate
inquinanti vengono inviate ad impianti di
depurazione oppure, vista la legislazione vigente, possono
essere utilizzate per lo spandimento controllato sul terreno
abbattendo i relativi costi per il frantoiano e per la loro
ricchezza in elementi nutritivi minerali quali potassio e, in
quantità più ridotte, di azoto, fosforo e magnesio, possono
sostituire parte degli elementi nutritivi apportati dalla
fertilizzazione classica .
Il D.lg.vo 3 aprile 2006 n. 152 all'art 108 ,
inserisce la definizione di "scarichi di sostanze pericolose",
all’art. 137 stabilisce una contravvenzione con l'arresto fino
a tre anni e con l'ammenda fino a quindicimila euro. Le
sostanze "altamente
inquinanti" scaricate nei
corsi fluviali compromettono in modo irreparabile questi corsi
d'acqua. A subirne le conseguenze non sono solo i
pesci ma anche anfibi e altri invertebrati che popolano questi
ecosistemi e che stanno alla base della catena alimentare, a
farne le spese anche alcune specie di uccelli, di cui
molte di esse risultano particolarmente protette. La maggior
parte di questi uccelli "migratori", dovrebbero trovare in
questi siti i luoghi ideali per lo svernamento , nonché il
nutrimento necessario per poi spiccare il volo per altri siti
adatti alla nidificazione. Il fiume Tacina e il Soleo ,
sono annoverati nei SIC "Siti di Interesse Comunitario"per
cui in base all' art. 300 del D. L.vo n. 152/06 configura
questo reato come "DANNO AMBIENTALE" concetto ripreso
dalla Direttiva 2004/35/CEE . |
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