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“Sulla
vicenda riguardante il relitto trovato al largo di Cetraro, è lecito
chiedere che venga fatta chiarezza e una verifica riguardo le
incongruenze perché si sgombri il campo da qualsiasi dubbio e
perplessità – dichiara Sebastiano Venneri, vicepresidente di Legambiente
e responsabile dell’Osservatorio Ambiente e Legalità dell’associazione
-. Per questo, già all’inizio delle azioni di monitoraggio presso il
relitto, in nome di una vera e propria “operazione trasparenza”, avevamo
chiesto al Ministero dell’Ambiente di condividere tutte le fasi di
ricerca coinvolgendo ricercatori indipendenti che garantissero
all’operazione trasparenza e qualità. In questi lunghi anni siamo stati
abituati ad azioni di depistaggio, bugie, inquinamento delle prove, che
hanno gettato un velo di omertà e di mistero che ci ha allontanati
sempre più dalla verità".
“Per
questo chiediamo con assoluta urgenza che si arrivi a una parola di
verità – aggiunge Nuccio Barillà, del direttivo nazionale di Legambiente
− e a stabilire con esattezza quanti e quali relitti esistano in quello
specchio di mare e dove precisamente essi giacciano sepolti, alla luce
soprattutto di quanto emerso in questi giorni sulla stampa che, dopo il
ritrovamento della Catania, segnala l’esistenza di almeno altre tre navi
affondate nella stessa zona. Da un documento della Commissione
parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, emerge, infatti, la
conferma della presenza di tre relitti inabissati in punti non lontani
da quel tratto di costa, relitti che non corrispondono alla nave
“Catania”. Nello stesso documento si parla anche del ritrovamento in
mare di alcuni fusti da parte di pescatori della zona. Rigel, Cunsky,
Michigan, Yvonne A: sono solo alcuni dei nomi delle navi dei veleni che
aspettano ancora di essere trovate. Solo allora si riuscirà a fare
chiarezza e giustizia su una vicenda che coinvolge vite umane e che
rappresenta una continua minaccia per l’equilibrio ambientale".
Ufficio stampa Legambiente 06.86268353-99-60-76
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