CACCIA DOMANI CHIUDE LA STAGIONE (30/01/2004)

CACCIA NELLE AREE PROTETTE
FEDERPARCHI CHIEDE LA SOSPENSIONE DELLA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE

Caccia: domani chiude la stagione, ecco come cambierà

30/01/2004 16:58 - Appelo di Legambiente e Arcicaccia contro la barbarie venatoria.

Mentre arriva una condanna da parte della Commissione Europea ai danni dell’Italia per la mancata realizzazione di una adeguata rete di Zone di Protezione Speciale per l’avifauna, arrivano anche conferme alle peggiori ipotesi fatte sulla riforma della caccia. “Il Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali – racconta Antonino Morabito, responsabile nazionale fauna di Legambiente – durante un’interrogazione parlamentare ci ha informato che con la nuova legge (trasmessa il 15 gennaio scorso alla Presidenza del Consiglio ed ai Ministeri competenti), dall’anno prossimo, qualora fosse approvata, la stagione venatoria potrebbe durare un mese in più (non si chiuderà più il 31 gennaio ma a fine febbraio), sarà allungata la lista delle specie cacciabili, e ci saranno 30 giorni l’anno nei quali i cacciatori saranno liberati dal legame col loro ambito territoriale e potranno andarsene a sparare agli uccelli migratori in giro per l’Italia, (indebolendo così il ruolo e le finalità degli Ambiti territoriali di caccia e dei comprensori alpini)”. “Quella di oggi è una situazione – aggiunge - che conferma, laddove ce ne fosse ancora bisogno, che il pacchetto caccia di questa legislatura, sia parlamentare che governativa, sia privo di qualsiasi fondamento tecnico-scientifico e manchi assolutamente di attenzione alla cultura ed alla sensibilità dell’odierna società italiana ed europea”.
Tutto questo mentre la Commissione Europea ci ricorda alcune delle vistose inadempienze dell’Italia citando, da nord a sud, la Lombardia che deve ancora istituire almeno 25 zone riconosciute importanti per gli uccelli, la Sardegna dove mancano all’appello altre 16 zone o la Calabria che, addirittura, non ha nemmeno istituito la famosissima area adiacente lo Stretto di Messina per la protezione della migrazione di migliaia di rapaci.
“Nella società italiana – sottolineano Roberto della Seta e Osvaldo Veneziano, Presidenti di Legambiente e Arci Caccia - c’è molta più consapevolezza e maturità di quanto il Governo e il Parlamento stiano proponendo con il tentativo, becero, di accontentare la parte peggiore della componente venatoria. Legambiente e Arci Caccia, invieranno per questo un appello da inviare a tutte le massime Autorità del Paese affinché l’Italia non venga additata come il Paese della barbarie venatoria”.

CACCIA NELLE AREE PROTETTE
FEDERPARCHI CHIEDE LA SOSPENSIONE DELLA DISCUSSIONE IN COMMISSIONE


La Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ha iniziato la discussione di una proposta che, intendendo modificare le leggi 394 "sulle aree protette" e 157 "per la protezione della fauna omeoterma e il prelievo venatorio", ha in pratica l'obiettivo di aprire il territorio dei parchi alla normale attività di caccia. La Federazione italiana dei Parchi e delle Riserve naturali, che
sull'argomento ha già molte volte espresso la più ferma contrarietà, è costretta ora, di fronte all'insistenza con la quale si intende comunque procedere, a manifestare tutto il proprio disappunto e una fortissima preoccupazione.
Non sono bastate ai proponenti, per lasciare cadere l'iniziativa, le reazioni argomentate e documentate innanzitutto dei parchi e poi di un vasto schieramento di istituzioni e associazioni, di esponenti del mondo scientifico e culturale, di componenti rilevanti dello stesso mondo venatorio. Non è nemmeno bastato che il Governo abbia sempre confermato, per bocca del Ministro dell'Ambiente Matteoli, l'opposizione alla proposta. Sembra non pesare nemmeno la palese contraddizione nella quale si trova il Parlamento che, immediatamente dopo aver deciso di affidare
una amplissima delega al Governo per la riscrittura delle norme in materia ambientale, avvia l'esame di un provvedimento che incide direttamente sulla medesima materia. Infine, non sono state prese in considerazione le ragioni di merito,  alle quali la Federparchi torna a fare riferimento, auspicando che possano contribuire a fare riflettere tutti.  La finalità prima di un'area protetta è quella di tutelare e conservare l'ambiente naturale, inteso nel senso più ampio del termine. Le attività che interferiscono in modo consistente con tale finalità non possono che essere incompatibili. Ciò vale tanto più per la caccia e per i danni gravi, spesso irreversibili, che essa può provocare in un'area protetta al patrimonio faunistico ed ecologico in generale. La caccia inoltre
minaccia in modo diretto l'economia dei territori interessati, per le sue inevitabili e negative conseguenze sul turismo, le attività ricreative e di fruizione, le stesse attività agricole e di allevamento. Essa in definitiva colpisce la principale missione dei parchi compromettendone così natura e funzione istituzionale. La normativa in vigore è già pienamente adeguata a soddisfare le
esigenze richiamate dai promotori delle proposte di modifica, che parlano soprattutto il controllo selettivo di alcune specie animali. Esistono già tutte le possibilità in tal senso per gli enti di gestione dei parchi e delle riserve, che possono avvalersi di agenti di sorveglianza e di persone appositamente autorizzate, scelte anche tra i cacciatori residenti. Non è quindi necessaria alcuna nuova norma in materia, a meno che non si vogliano appunto aprire le aree naturali protette alla vera e propria attività venatoria, eliminandone la specificità e banalizzandone la vocazione. Una simile soluzione non favorirebbe nemmeno la qualificazione del mondo venatorio e la sua partecipazione alle attività di gestione faunistica, che si possono invece realizzare attraverso la elaborazione di progetti sostenibili e la collaborazione a studi e piani di riqualificazione ambientale, di reintroduzione e di ripopolamento di specie autoctone che possano arricchire il patrimonio faunistico nazionale. La Federparchi è dunque convinta che la proposta debba essere fatta
cadere al più presto; chiede alla Commissione della Camera che ne abbandoni la discussione ed auspica che tutti coloro che ne hanno la possibilità, a cominciare dal Governo,  operino per scongiurare una prospettiva pericolosa.
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