La Giunta Regionale della Calabria, con delibera n. 88 del 17/02/2004, con molta sorpresa, ha prorogato di un mese l’esercizio venatorio per le seguenti specie: la Gazza, la Ghiandaia, la Cornacchia Grigia e la Volpe . La delibera, consentendo la caccia dal 21 febbraio al 21 marzo, nelle sole giornate di sabato e domenica, entrerebbe in contrasto con l’art. 18 com. 2 della legge quadro n. 157 del 1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, che stabilisce la chiusura dell’esercizio venatorio in tutto il territorio nazionale al 31 gennaio. In precedenza, la Giunta Regionale, con un’integrazione alla delibera n. 452 del 17/06/2003 (calendario venatorio), autorizzava l’esercizio venatorio allo storno, al passero e al fringuello, delibera che è stata successivamente annullata dal TAR della Calabria con ordinanza in data 23.10.2003, perché non riconosciuta conforme alla normativa vigente. Tali decisioni sono in
sintonia con altri segnali inquietanti. Una riforma della legge quadro n.
157 del 1992 - disegno di legge del Ministero delle Politiche Agricole e
forestali - all’esame del Consiglio dei Ministri, qualora approvata,
afferma Antonino Morabito -
responsabile nazionale fauna di Legambiente - “allunga la stagione
venatoria di un mese (non si chiuderà più il 31 gennaio ma a fine
febbraio), sarà allungata la lista delle specie cacciabili, e ci saranno
30 giorni l’anno nei quali i cacciatori saranno liberati dal legame col
loro ambito territoriale e potranno andarsene a sparare agli uccelli
migratori in giro per l’Italia”. Tutto questo, quando la Commissione
Ambiente della Camera dei Deputati ha iniziato la discussione di una
proposta che, intende modificare le leggi 394 "sulle aree
protette" e 157 "per la protezione della fauna omeoterma e il
prelievo venatorio", con l'obiettivo di aprire il territorio dei
parchi alla normale attività di caccia. Le associazioni ambientaliste e
la Federazione italiana dei Parchi e delle Riserve naturali hanno più
volte espresso la più ferma contrarietà, quest’ultima ricordando che
“la finalità prima di un'area protetta è quella di tutelare e
conservare l'ambiente naturale, inteso nel senso più ampio del termine,
le attività che interferiscono in modo consistente con tale finalità non
possono che essere incompatibili. Ciò vale tanto più per la caccia e per
i danni gravi, spesso irreversibili, che essa può provocare in un'area
protetta al patrimonio faunistico ed ecologico in generale; la caccia
inoltre minaccia in modo diretto l'economia dei territori interessati, per
le sue inevitabili e negative conseguenze sul turismo, le attività
ricreative e di fruizione, le stesse attività agricole e di
allevamento”. Tutto
questo, mentre arriva una condanna da parte della Commissione Europea ai
danni dell’Italia per la mancata realizzazione di una adeguata rete di
Zone di Protezione Speciale per l’avifauna, in particolare la Calabria
non ha istituito la famosissima area antistante lo Stretto di Messina per
la protezione della migrazione di migliaia di uccelli rapaci. La
riapertura della caccia alla volpe e alla gazza è forse legata alla loro
“cattiva” fama, ma quali colpe hanno l’intraprendente cornacchia
grigia e la simpatica ghiandaia ? Circolo Legambiente di Petilia Policastro 21.02.2004
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