DOSSIER

INCENDI BOSCHIVI

2003

"Arrivano i risultati di una corretta politica di prevenzione,

ma tanta strada è ancora da percorrere per salvare i nostri boschi"

Giugno 2003

Con il caldo torrido che si sta abbattendo sul nostro Paese in questi primi mesi estivi torna puntuale il dramma degli incendi boschivi. Un problema che ogni anno continua a diminuire, ma che ha dimensioni ancora impressionanti. 4.594 gli incendi divampati durante il 2002 in Italia, 40.768 gli ettari di terreno andati in cenere, un’estensione pari a 40.000 campi da calcio.

Rispetto al 2001 continuano a calare il numero di roghi (-35,6%) e gli ettari aggrediti dal fuoco (- 46,7%), confermando i dati che già nel 2001 dimostravano una netta diminuzione degli incendi rispetto al 2000. Un risultato importante che premia il buon lavoro di informazione, di prevenzione e di controllo del territorio realizzato negli ultimi anni dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Corpo Forestale dello Stato e dal volontariato sul territorio. La legge quadri in materia di incendi boschivi inizia finalmente a trovare una reale applicazione, ma ancora è troppo spesso disattesa.

L’analisi dei dati sugli incendi degli ultimi anni in Italia confermano che l’applicazione di tale legge rappresenta la ricetta giusta per salvare i nostri boschi, una ricetta che deve essere applicata con più decisione ed energia su tutto il territorio nazionale. Soprattutto al Sud Italia continuano ogni anno a diminuire gli incendi (Sardegna –38%; Sicilia – 71%; Calabria – 38%), mentre al Nord si assiste ad un preoccupante aumento dei roghi (Piemonte +112%; Trentino + 132%; Friuli + 170%).

Oltre al numero di incendi, cala anche la superficie del nostro territorio percorsa dal fuoco, confermando la crescente capacità di controllo del territorio, avvistamento e tempestiva segnalazione dei focolai da parte del sistema nazionale di Protezione Civile, soprattutto grazie alle tante associazione di volontariato impegnate nel periodo estivo nella lotta agli incendi boschivi. Rispetto al 2001, lo scorso anno sono andati in cenere 35.000 ettari di territorio in meno, con una diminuzione del 46%. Anche lo spegnimento aereo e da terra degli incendi dimostra di essere

sempre più tempestivo ed efficace, soprattutto nelle Regioni del Centro-Sud e nelle isole. Emblematici gli esempi di molte regioni che vivono ogni anno più un problema incendi boschivi particolarmente grave, quali la Sicilia e il Lazio l’Abruzzo (dal 2000 al 2002 si registra un calo dell’86% degli ettari bruciati), la Campania (- 85%), la Puglia (-84%) e la Calabria (-66%).Nonostante questi dati positivi, che confermano un miglioramento costante dal 2000 ad oggi, la lotta agli incendi boschivi è tutt’altro che vinta: ancora vengono incendiate troppe di quelle aree boscate che rendono unico il nostro Bel Paese e con i cambiamenti climatici in atto l’insopportabile caldo estivo non può che destare fortissime preoccupazioni.

Ma quali sono le vere cause, e chi sono i responsabili di questo flagello, il più delle volte (99 su 100) innaturale? E quali sono gli strumenti più adatti per continuare a risolvere, o almeno a rendere meno drammatico, il problema?

LE CAUSE DEGLI INCENDI BOSCHIVI IN ITALIA

Ogni anno si perdono decine di milioni di euro per interventi di spegnimento degli incendi e per le opere di riparazione dei danni, senza contare la perdita ambientale e paesaggistica, culturale, di suolo e biodiversità. L’analisi dei dati relativi alle cause degli incendi avvenuti nel corso del 2001, mostrano una percentuale quasi insignificante di incendi dipendenti da cause accidentali e naturali (rispettivamente lo 0,5 e l’1,1%), mentre salgono significativamente i casi legati a cause colpose e cioè imprudenza e violazione di norme (34,8%) e spiccano quelli causati deliberatamente per cagionare un danno (59,8%).

Cause N° incendi % sul totale

naturali (dipendenti da situazioni naturali)  1,1%

accidentali (non dipendenti da situazioni naturali né da azione diretta umana)  0,5%

colpose (dipendenti da imprudenza, negligenza, violazioni di norme)  34,8%

dolose (in cui c’è dolo, una deliberata volontà di cagionare il danno)  59,8%

Dubbie 2,8%

Fonte: Indagine conoscitiva incendi boschivi del Ministero delle politiche agricole e forestali – Corpo Forestale dello Stato – servizio antincendio boschivo Dicembre 2001

Elaborazione Legambiente

Gli incendi dolosi, causati per recare un danno effettivo all’ambiente e alle cose, sono motivati

essenzialmente dal tentativo di ottenere nuovi terreni per il pascolo (25,3%), per l’agricoltura, per speculazione edilizia, per creare posti di lavoro connessi alle attività di spegnimento e per questioni di bracconaggio.

Questi avvengono nelle aree dove il bosco non ha altra funzione economica se non quella puramente assistenziale e diminuiscono gradatamente nelle zone dove il bosco è inserito in ambiti di pregio: parchi e aree protette che valorizzano il contesto e favoriscono gli introiti dei comuni interessati.

I dati positivi che ogni anno fortunatamente registriamo sull’andamento del fenomeno incendi boschivi non fanno che premiare la corretta pianificazione degli interventi preventivi e d’emergenza messa in campo negli ultimi anni. Una ricetta vincente che, viste le dimensioni ancora drammatiche della piaga degli incendi, deve essere portata avanti su tutto il territorio nazionale con più decisione.

LE 5 REGOLE DI LEGAMBIENTE PER FERMARE GLI INCENDI

  1. la realizzazione di uno specifico catasto comunale delle zone incendiate: realizzare un albo completo degli ettari percorsi dal fuoco, come previsto dalla legge 353/2000, è infatti l’unico mezzo per arginare le speculazioni che seguono, o stanno a monte, di molti incendi;

  2. un’attività sistematica organizzata di avvistamento e segnalazione (anche tramite gruppi di volontariato e cittadinanza attiva): solo un tempestivo avvistamento di un focolaio permette uno spegnimento efficace, fermando l’incendio prima che abbia provocato i danni più gravi, sia alla natura che alle persone.

  3. campagne per la corretta e preventiva informazione della popolazione: una maggiore coscienza e sensibilità dei cittadini permette di fermare gli incendi colposi, dovuti spesso a comportamenti errati dei fruitori dei nostri boschi;

  4. Il controllo del territorio e l’azione repressiva verso i piromani: una maggiore presenza sul territorio, oltre a funzionare da elemento deterrente, permette una più efficace repressione verso quei pochi che, per speculazioni economiche, distruggono paesaggi che rappresentano una consistente potenzialità di sviluppo compatibile con l’ambiente per l’intera comunità;

  5. la stesura di Piani comunali conformi ai Piani Regionali per la programmazione delle attività di previsione e lotta agli incendi boschivi;