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Sono 22, coprono il 10 per
cento del territorio ma la politica del governo li sta portando al
collasso Legambiente accusa: 'La gestione è
senza qualità, la competenza è stata travolta' 'Desidero che i parchi
non siano ingessati, ma fruibili da tutti', dice il ministro Matteoli
ROMA - Negli anni
Ottanta l' Italia si riempì di «parchi di carta»: semplici linee
tracciate sulle mappe in modo da dare un contentino a un' opinione
pubblica sempre più allarmata per il dissesto ambientale e sempre più
affamata di verde. Poi, grazie a oltre un decennio di spinte convergenti
dei ministri dell' Ambiente - dalle intuizioni generose di Giorgio Ruffolo
alla capacità costruttiva di Edo Ronchi - quei confini acquistarono
sostanza e si raggiunse un obiettivo che sembrava impensabile: il dieci
per cento di territorio protetto. Adesso si torna indietro a tutta velocità:
i parchi restano senza guida, le protezioni si allentano, gli alberi che
si limitano a produrre ossigeno e a tenere saldo il terreno invece di
venire tagliati per far posto a uno skilift o a una strada sembrano un
addobbo paesistico inutile. Le cifre fornite dal cartello delle
opposizioni ambientaliste che vanno dal Wwf alla Legambiente, dai Verdi
alla sinistra ecologista, è impressionante. Dei 22 parchi nazionali
istituiti, 10 non hanno il presidente, 5 sono commissariati, 6 non hanno
il Consiglio direttivo, 2 non sono ancora attivati, 20 sono privi di un
direttore con un regolare incarico. «Sui parchi si è abbattuto uno spoil
system violento che ha travolto ogni competenza», accusa Antonio
Nicoletti, responsabile del settore natura protetta di Legambiente. «L'
elenco dei candidati sponsorizzati dal Polo con curriculum ambientali
scarsi o nulli è imbarazzantemente lungo. Allo Stelvio, dove la battaglia
è per difendere gli alberi dai mondiali di sci, si punta su un maestro di
sci. Alle Dolomiti Bellunesi si propone il sindaco di un Comune fuori dal
parco. All' arcipelago toscano si affida il consiglio direttivo del parco
ai sindaci che si sono pronunciati contro il parco». «Il governo ha
deciso di puntare su nomine senza qualità e senza intesa con le Regioni
ed è stato sconfessato dalla Corte costituzionale che ha accolto il
ricorso della Regione Toscana contro il decreto di commissariamento del
parco dell' arcipelago toscano», ricorda Fabrizio Vigni, capogruppo ds in
commissione Ambiente. «A questa forzatura amministrativa vanno aggiunti
il taglio dei finanziamenti ordinari ai parchi, l' azzeramento degli
investimenti e la riduzione dei confini inseguita dalle Regioni di
centrodestra. Il risultato è la corsa verso il collasso delle aree
protette». La minaccia che pende sui parchi è la devitalizzazione. Il
rischio è che del verde resti solo la cornice, magari un po'
rimpicciolita, tanto per occupare il posto ed evitare un altro brutto voto
sulla pagella ambientale dell' Italia. Ma dentro, quanto ai contenuti,
poco o nulla. Un pericolo giudicato non realistico dal ministro dell'
Ambiente Altero Matteoli che pure non nega il peso della svolta culturale
impressa dal governo Berlusconi: «Ho insistito molto per cambiare la
cultura della gestione dei parchi. Prima di tutto desidero che i parchi
non siano qualcosa di ingessato, ma fruibili da parte dei cittadini».
Matteoli tiene ferma la barra anche nella difesa di una delle sue
operazioni più contestate: la gestione del parco dell' arcipelago
toscano. «Parlo di una materia che conosco bene», racconta il ministro
dell' Ambiente. «Da deputato dell' opposizione ho partecipato a varie
manifestazioni contro quel parco. E Ruggero Barbetti, che io ho riproposto
come commissario, era già all' epoca uno dei politici più possibilisti
nei confronti dell' area protetta. è una persona valida e rivendico la
correttezza della mia scelta». Ma oltre ai tagli di bilancio e al
commissariamento come stile di governo altri due pericoli minacciano quel
dieci per cento di territorio finalmente difeso. Il primo è l'
indebolimento del livello di protezione. Il modello, racconta Angelo
Bonelli, capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, è lo snaturamento dei
vincoli a difesa del parco del Circeo «per aprire la strada alla
trasformazione del lago di Paola in un porto e alla costruzione di
alberghi sulle dune e sul promontorio». «Vogliono una deregulation
selvaggia che porti a sparare nei parchi: una follia che mette a rischio
la sicurezza dell' intero settore venatorio aprendo una pericolosa
frattura tra i cacciatori da una parte e gli ambientalisti, gli
agricoltori e tanti cittadini dall' altra», aggiunge Osvaldo Veneziano,
presidente dell' Arcicaccia. Infine, nota Gaetano Benedetto, responsabile
dei rapporti istituzionali del Wwf, un' ultima insidia arriva dal nuovo
Codice per i Beni culturali che ha indebolito le competenze dei parchi
aumentando la confusione burocratica: «Mentre prima il piano
paesaggistico, una volta approvato, creava uno sportello unico, oggi c' è
un piano paesaggistico e un piano parco e il cittadino ha bisogno di due
autorizzazioni al posto di una. Invece di semplificare il rapporto tra i
cittadini e il parco sembra si lavori per creare scontento». |