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Delega ambientale: si accetti un confronto pubblico
Lo chiedono Legambiente e WWF al Ministero
dell'Ambiente e tutela del territorio su Direttive UE, semplificazione della
normativa e procedure seguite
L’incontro di questa mattina sulla legge
Delega in campo ambientale organizzato dal Ministero dell'Ambiente presso
l'Avvocatura dello Stato era tutto incentrato ancora su linee generali e
dichiarazioni tranquillizzanti, che non trovano riscontro nei testi delle
nuove norme che, ovviamente, non sono stati distribuiti. Il Ministero
dell'Ambiente confida sul fatto che la materia sia ostica, di scarsa
comunicabilità, complessa nella sua articolazione e così sono davvero pochi
coloro che hanno avuto voglia e tempo di analizzare i testi prodotti.
Per questo WWF e Legambiente chiedono il Ministero dell'Ambiente ad un
confronto pubblico su tre questioni specifiche: la violazione delle
direttive comunitarie, l'effetto della semplificazione normativa operata, la
procedura seguita.
In relazione alle direttive comunitarie anche questa mattina è stato
dichiarato che non c'è rischio di infrazione perché la legge delega
recepisce sette direttive dell'Unione Europea. Nessuno ha spiegato però come
questo recepimento avviene: le direttive ‘acqua’ e ‘danno ambientale’
vengono infatti recepite solo parzialmente, la direttiva rifiuti viene
addirittura violata attraverso la riproposizione delle ‘materie prime
seconde’ e dei sottoprodotti che sono stati già giudicati inammissibili nei
termini sostenuti dal Governo. Tutti ancora da chiarire i termini del
recepimento della VIA (Valutazione Impatto Ambientale) dove evidentemente
sono stati annunciati correttivi al testo presentato (che prevede il
silenzio assenso) e, quindi, si è ammessa indirettamente la divaricazione
rispetto alle norme comunitarie.
Rispetto alla semplificazione questa mattina è stata data molta enfasi al
fatto che sono state abrogate e riscritte 51 norme. Tutti chiediamo la
semplificazione delle procedure e l'accorpamento della materia ambientale in
testi unici, e da oltre dieci anni Legambiente e WWF hanno avanzato proposte
in tal senso, ma occorre valutare se in termini di garanzie e tutela il
risultato ottenuto è sostenibile. Le procedure previste rischiano di essere
un favore alle ecomafie poiché svincolano dai controlli possibili milioni di
tonnellate di rifiuti, poiché rendono ancor più difficile l'individuazione
dei responsabili dei danni ambientali e delle bonifiche, perché attraverso
gli accordi rimettono in discussione i tempi e le procedure degli interventi
ambientali a carico di chi ha prodotto una qualsivoglia forma di
inquinamento, perché le procedure di V.I.A. non sono consone a vagliare con
la dovuta puntualità i progetti. La semplificazione fine a se stessa non ha
dunque senso quando si parla di tutela e conservazione.
Per quel che riguarda le procedure WWF e Legambiente ribattono con forza a
chi ha sostenuto che le associazioni ambientaliste volevano partecipare ai
lavori della Commissione dei 24 saggi. Non è così, le Associazioni hanno
solo rivendicato di avere diritto ad una consultazione di merito e non
formale. In realtà neppure la Commissione è stata utilizzata nel modo
dovuto: con eccezione dell'ultima, le riunioni si sono svolte in assenza di
testi di riferimento, consegnati solo da qualche giorno. I testi hanno avuto
un iter secretato, interno agli uffici dei ministeri, e hanno avuto un
costante contributo e verifica di parti importanti del mondo aziendale ed
industriale scelte come interlocutori privilegiati. Inoltre si è riferito
alle Camere in modo inadeguato.
WWF e Legambiente chiedono al Ministero dell'Ambiente di accettare il
confronto pubblico con le associazioni: ciascuno porti le prove a sostegno
delle proprie tesi. Di fronte ai documenti scritti ci sarà poco da dire,
anzi moltissimo.
Roma, 12 settembre 2005 –
Ufficio Stampa WWF 06.84497266 – Uff. stampa Legambiente 06.86268355
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