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Associazione di
volontariato Idra Tel. e fax 055.233.76.65; e-mail: idrafir@tin.it;
web: http://associazioni.comune.firenze.it/idra/inizio.html;
http://idra.dadacasa.supereva.it/ COMUNICATO STAMPA Firenze, 18.8.’03 ·
INFORTUNI PIÙ O MENO GRAVI, ALCUNI DEI QUALI MORTALI;
QUESTO IL TRIBUTO CHE
PAGANO DA ANNI I MINATORI DEL SUD IMPIEGATI NEI CANTIERI PER LA
COSTRUZIONE DELLA LINEA FERROVIARIA AD ALTA VELOCITÀ SOTTO L'APPENNINO
FRA FIRENZE E BOLOGNA. Si inaugura oggi in
Calabria a Pagliarelle (comune di Petilia Policastro), nella provincia più
povera del Bel Paese, quella di Crotone, un "monumento ai caduti sul
lavoro". Nove
le vittime finora legate alle cantierizzazioni TAV fra Bologna e Firenze
(otto lavoratori, una residente): ·
Nel 1998 muoiono due
lavoratori a séguito di un incidente stradale avvenuto in Umbria durante
il rientro (fonte: report dell'Osservatorio Monitoraggio T.A.V. della
Regione Toscana e della Regione Emilia-Romagna);
L'associazione ecologista
fiorentina Idra, invitata a Petilia insieme a Medicina
Democratica dall'"Associazione dei Minatori di Pagliarelle",
non è potuta intervenire alla cerimonia, e ha trasmesso attraverso il suo
presidente Girolamo Dell'Olio ai minatori, all'Amministrazione comunale di
Petilia Policastro e alla Comunità Montana "Alto Crotonese e
Marchesato" il messaggio che segue. Cari Amici, spettabili
Istituzioni, a marzo dell'anno scorso Vi
abbiamo trasmesso un messaggio di saluto e di amicizia in occasione della
presentazione dei bozzetti per il "Monumento ai caduti sul
lavoro". Oggi quelle miniature si sono trasformate in un monumento
concreto, che viene collocato a Pagliarelle, paese-simbolo della comunità
di minatori che scavano sotto l'Appennino la linea per i treni ad Alta
Velocità fra Firenze e Bologna. Si tratta di un'opera faraonica, un
tunnel di oltre 70 km fra due città vicine che farà risparmiare pochi
minuti di viaggio a chi potrà permettersi di salire su quei treni fra un
numero ancora imprecisato di anni. Un gigantesco salasso di denaro
pubblico, con la spesa che è lievitata da 900 a oltre 9.000 miliardi di
vecchie lire (ma crescerà ancora). Ai lavoratori invece, come sempre,
soltanto le briciole, e tante sofferenze. Le abbiamo conosciute dalla loro
viva voce. Stare per lunghi periodi lontani da casa. Lavorare in turni
massacranti, in squadre spesso a ranghi ridotti, con soglie di attenzione
pericolosamente abbassate. Cambiare orario tutte le settimane, perdere il
senso del giorno e della notte, del feriale e del festivo. Essere
quotidianamente esposti ai rischi di uno scavo in terreni geologicamente
instabili, per realizzare progetti che persino le istituzioni che li hanno
approvati hanno definito da anni scadenti e insicuri. Respirare fumi e
tossine, affondare nel fango, dormire in baracche-lager fuori dai centri
abitati, senza neppure una stanzetta per sé. Considerare il tempo libero
quasi un tempo morto, con la tentazione di aggiungere straordinario
'volontario' allo straordinario legalizzato imposto dai contratti di
assunzione. Se si ha necessità di protestare, non avere mezzi per farlo.
Anche i rappresentanti sindacali, privi degli strumenti più elementari
per esprimersi, per comunicare, per mettersi in contatto fra loro: non un
telefono, non un fax, non un computer, non una macchina, non un ambiente
dedicato. E quando si torna a casa, trovare finalmente gli affetti che
tanto mancavano. Ma anche il solito povero Sud, dove manca tutto il resto,
dal lavoro alle scuole ai campi sportivi agli ospedali ai treni. Mentre
l'oro del denaro pubblico continua a colare solo là dove ha sempre
abbondato. Impossibilitati a raccogliere
il gradito invito a partecipare alla cerimonia di inaugurazione del
monumento, desideriamo tributare oggi attraverso questo messaggio il
nostro saluto reverente e affettuoso a tutti i lavoratori che hanno
lasciato in quest'opera la vita, e alle loro famiglie. Un saluto e un
pensiero rivolgiamo anche a quanti hanno perso - e continuano a perdere -
nei cantieri TAV l'integrità fisica e la buona salute. Purtroppo infatti,
dopo anni di lotte delle maestranze che la nostra associazione ha
sostenuto insieme a Medicina Democratica, nessun miglioramento
sostanziale è stato conseguito nelle condizioni di impiego e di vita. Il
contratto è e resta quello col "ciclo continuo". Niente è
cambiato neppure dopo la cerimonia del marzo 2002. Non vorremmo che questo
provocasse anche la perdita della speranza e della fiducia nei valori
della giustizia e della democrazia. Riproponiamo quindi con forza quanto
scrivemmo un anno e mezzo fa. La giornata di oggi consolidi in tutti
noi la memoria del passato, perché chi non ne ha memoria è condannato a
ripeterne gli errori. Ma aiuti anche a reimpostare il futuro. Se il
sacrificio di tanti minatori del Sud ha qualcosa da insegnare, e ha tanto
da insegnare, allora il nostro auspicio è che si cominci subito a
metterne in pratica la lezione. Considerateci vicini a Voi nell’impegno
a far sì che questo succeda. |