Il Parco non può essere né di destra né di sinistra


Nello scorso mese di agosto, mi è capitato, con alcuni amici, di percorrere un tratto dell'itinerario escursionistico che da Caporosa, sul Lago Ampollino, porta ai Colli Pirilli e al Monte Palombelli, cime contermini della dorsale del Montenero (che doveva essere il teatro di un nuovo impianto di risalita fortunatamente bloccato), per ritornare poi al punto di partenza. Per la difficoltà di alcuni, non abituati a camminare tanto, non riuscimmo a completare l'anello escursionistico, ma arrivammo solo ai Colli Pirilli, in prossimità dei quali si trova un pittoresco ammasso di graniti che, secondo alcuni studiosi, potrebbero essere dei veri e propri "dolmen" preistorici.
Riscendendo a valle verso lo spiazzo della chiesetta di Caporosa, ci fermammo poco prima dell'arrivo su un verdissimo prato tipico dell'altopiano. Da lì potemmo ammirare un paesaggio incantevole: i crinali boscosi, coperti dai manti di pino laricio di un colore verde intenso, sovrastavano lo specchio d'acqua del Lago Ampollino che rifletteva, e faceva suoi, i colori del cielo terso e dei boschi circostanti. Intorno al lago, una mandria di mucche pascolava e, proprio più vicino a noi, si stagliavano le poche case del villaggio rurale di Caporosa e, in particolare, la piccola Chiesa con i fabbricati annessi, che, in quei giorni, ospitavano un nutrito e vociante gruppo di ragazzi di Cosenza per un campo-scuola.
Quel quadro che appariva davanti ai nostri occhi racchiudeva, in pratica, i tratti maggiormente caratterizzanti del paesaggio silano ed era, pensai, l'esemplificazione di quello che doveva essere il nuovo Parco nazionale della Sila: conservazione della magnifica biodiversità dell'altopiano, valorizzazione delle attività tradizionali, dei valori storici e culturali, promozione dell'educazione all'ambiente e del turismo naturalistico.
E' pensando ad ambienti come questi, copiosi in Sila e bisognosi di adeguata tutela, che nel settembre del 1992, il WWF Calabria, per primo (ricordiamolo!), riprendendo la vecchia idea del 1923 dell'on. Antonino Anile, avanzò la proposta dell'istituzione di un Parco Nazionale in Sila, dopo che un anno prima il varo della legge-quadro sulle aree protette aveva di fatto declassato lo "storico" Parco Nazionale della Calabria, mai in verità decollato. Dopo che sono passati, dal 1992, oltre dieci anni di discussioni, incontri, tavoli tecnici, prese di posizioni (molte contro il progetto del Parco) per poter arrivare finalmente alla reale istituzione dell'area protetta in Sila e dopo che la nascita è stata contraddistinta da un'infelice operazione di lottizzazione politica di vecchio stile tale che, nelle nomine dei membri del Consiglio Direttivo, ha privilegiato più il "curriculum partitico" che la reale conoscenza del territorio e la competenza in materia di conservazione della natura (così come previsto dall'art. 9 della legge quadro), i primi sei mesi dell'Ente di gestione sono stati caratterizzati da un dannoso gioco di maggioranza e minoranza che, nel caso delle aree protette, non ha ragione d'essere. Lo spirito della legge-quadro, infatti, prefigura il Parco come un sistema istituzionale che deve tutelare gli interessi locali e quelli nazionali, in un clima di collaborazione, concertazione, cooperazione ed integrazione; in virtù di questo si spiega la composizione degli organi direttivi che vede insieme membri nominati dallo Stato, dalla comunità degli amministratori locali e dalle associazioni ambientaliste e scientifiche. Il livello di scontro e di polemiche si è acuito, inevitabilmente, dopo la scelta di Lorica come sede del Parco. Senza entrare nel merito della scelta, quello che colpisce, oltre alle prevedibili polemiche campanilistiche, è il messaggio che sta circolando in questi giorni che, cioè, il Parco sia merito di questo o di quel ministro, di questo o di quell'assessore, di questo o di quel consigliere, di questo o di quel sindaco, di questo o di quel partito, sia esso di destra o di sinistra, e il tema "Parco" viene tirato e strumentalizzato da una parte o dall'altra per esclusiva opportunità politica, continuando un gioco di parte che non giova a nessuno. Stante che è meglio "litigare" sui meriti (il che è sintomo che qualcosa sia stato fatto) che sui demeriti, il Parco non è e non deve essere né di destra né di sinistra; il Parco è e deve rimanere patrimonio di tutti, anzi bisogna lavorare insieme per rafforzare nei cittadini un senso di appartenenza che forse ancora manca!
Per questo, dopo la scelta della sede del Parco, è necessario che gli amministratori mettano da parte le logiche politiche e rinuncino ad operare solo per rendere conto a questa o a quella fazione politica, ma si adoperino, ritrovando, nel nome del territorio silano, un'unità di intenti e di azione, perché, sfruttando il valore aggiunto della presenza del Parco, possano portare avanti idee e progetti validi.
Scrive Renzo Moschini, un luminare nella comunicazione delle aree protette: «... Il parco, a differenza di tantissimi altri enti, agenzie e quant'altro, espressione di una o più istituzioni, è, per sua intrinseca e precipua natura, l'espressione di più istituzioni sia orizzontalmente (più Comuni, più Province, più Regioni), sia verticalmente, ossia istituzioni di diverso livello e competenza fino allo Stato. Senza la collaborazione (che non a caso deve essere 'leale') di questo complesso di istituzioni il parco non può funzionare Š In altri termini nel parco o nella comunità del parco non possono riprodursi i giochi tra maggioranza e minoranza propri di qualsiasi assemblea elettiva. Quelli che si incontrano nella comunità del parco sono tutti 'vincenti' e coloro che vengono scelti per amministrare l'ente parco non sono l'espressione di una maggioranza e di una minoranza ma di un accordo tra istituzioni con pari dignità a prescindere dalle specifiche maggioranze che al momento le gestisconoŠ A differenza di altri organismi, chi siede nel consiglio di un parco non rappresenta una maggioranza o una minoranza, ma un insieme di istituzioni che alla pari debbono farsi carico degli oneri di una gestione 'speciale' che proprio in quanto tale fa capo alle istituzioni e non agli schieramenti politici Š O il parco lo si gestisce tutti insieme o tutti insieme si va a casa perché esso non potrebbe fare quello per cui è stato istituitoŠ»
Vorrei che queste ultime parole riecheggiassero negli ambienti politici silani e che venissero accolte da amministratori maturi, intelligenti e lungimiranti che sanno rinunciare agli inutili campanilismi e agli interessi del proprio piccolo orticello (leggi parte politica) per curare, tutti insieme, gli interessi della natura e delle comunità dell'Altopiano che da troppo tempo aspettano un'occasione per riscattarsi. Se sarà così, il magnifico 'quadro' di Caporosa, così come tanti altri 'quadri' che la Sila, il "paradosso paesaggistico" come la definì Guido Piovene, offre, potranno essere ammirati e vissuti da tantissimi altri 'viaggiatori'; segno, questo, che il Parco sarà servito a preservare questi meravigliosi angoli naturali, a incentivarne le potenzialità intrinseche e, perché no, a risollevare le sorti di questo territorio.
La prossima riunione della Comunità del Parco e le future riunioni del Consiglio direttivo potranno (o dovranno) essere l'occasione di un totale cambio di rotta, nel merito e nel metodo, nella gestione dell'Ente e di un mutato atteggiamento degli amministratori nel condividere tutti i passi futuri che possono far nascere veramente il Parco, a cominciare dalla nomina dei vertici della Comunità stessa, dallo Statuto dell'Ente e dalla nomina di una nuova Giunta esecutiva. Se, invece, così non dovesse essere, allora, come scrive Moschini, è meglio che tutti si va a casa perché, mantenendo nella gestione dell'area protetta le accese e arroganti contrapposizioni politiche che finora hanno contraddistinto l'operato degli organi del Parco, passerebbero tanti altri anni, oltre a quelli inutilmente passati dalla prima proposta, per arrivare ad avere un'incisiva ricaduta (se ci sarà) in termini di tutela e di sviluppo ecosostenibile e la Sila si ritroverebbe così ad avere l'ennesimo carrozzone che, ricalcando inevitabilmente le orme delle fallimentari politiche ambientali e di sviluppo propinate a questo pezzo di Terra, gioverebbe solo ai pochi che lo gestiscono e umilierebbe in modo irreversibile le legittime aspettative delle comunità locali dell'Altopiano.

Antonio Rotundo

  Consigliere WWF Calabria