Classi Ambiente Liceo Scientifico "R.L. Satriani" di Petilia Policastro

Progetto "Clima e Povertà"

Adotta a distanza un bambino di una comunità africana

Una scuola per amica

La comunità, l'ambiente per gli orfani di Aids dello Swaziland

Se abbandonati e lasciati a se stessi, gli orfani di AIDS sono una bomba a tempo nel cuore della società: una generazione perduta, condannata all'emarginazione, in grado di destabilizzare una società in crisi. Ma se accolti ed aiutati a crescere come persone, formati professionalmente ed inseriti nella comunità con la piena consapevolezza dei propri diritti e delle proprie responsabilità, avvicinati, dunque, non solo come oggetti di assistenza, ma come soggetti con pieni diritti, gli orfani di AIDS possono fare la differenza. Tocca ad essi, fin da oggi - e toccherà sempre di più in futuro - occupare il vuoto lasciato dai genitori e dagli adulti, in famiglie di soli bambini o affidate a nonni anziani, spesso malati e invalidi. Nessun altro è o sarà in grado di svolgere questo ruolo: non le famiglie allargate, decimate dalla malattia, non strutture di accoglienza, che - data l'ampiezza del problema - non potrebbero che trasformarsi o in isole felici per una piccola minoranza o in ghetti inumani. 

Tocca ai bambini assumersi la responsabilità di se stessi, della propria vita, del proprio futuro, con l'aiuto della loro comunità e con il nostro aiuto. Ma come aiutare un numero così alto di bambini, che hanno perduto i genitori, senza chiuderli in orfanotrofi, senza dividere i fratelli dalle sorelle, senza farne dei bambini diversi, soli?

 

Aids, la malattia che cancella il futuro di un popolo

Dal Sud Africa allo Zimbabwe, dalla Namibia al Mozambico, i dati più recenti sul diffondersi dell'HIV/AIDS sono agghiaccianti: l'epidemia è fuori controllo, il numero di persone colpite aumenta di anno in anno, quasi in progressione geometrica. Via via che la curva di mortalità si avvicina alla curva di infezione, l'impatto sociale ed economico diventa sempre più devastante, e mette a rischio la stabilità e il futuro di tutti i paesi della regione. Swaziland e Botswana - con quasi il 40% della popolazione adulta HIV positiva - rappresentano le situazioni più estreme.

Sono i genitori, nella maggior parte dei casi, ad infettarsi e morire, le persone tra i 20 e i 40 anni, economicamente attive, su cui ricade la cura delle fasce più vulnerabili della società: i bambini e gli anziani. In Swaziland, su una popolazione che non raggiunge il milione di abitanti, il numero degli orfani è oggi di oltre 50.000. Ma la crisi vera deve ancora arrivare: fino al 2002, sono decedute "appena" 30'000 persone di Aids, poco più del 10% di quelle infettate: quasi il 90%, 200'000, moriranno da qui al 2015, se non sarà garantito l'accesso generalizzato alle terapie anti-retrovirali. Ed i bambini senza genitori, di conseguenza, aumenteranno in maniera esponenziale: gli orfani saranno oltre 200'000 nel giro di dieci anni, in un quadro caratterizzato dalla crisi della famiglia tradizionale, per gli effetti demografici dell'epidemia; dal dimezzamento delle risorse umane nell'economia e nei servizi pubblici; dalla caduta generalizzata del reddito, che avrà anche un impatto devastante sull'economia non-monetaria, specialmente quella legata all'agricoltura di sussistenza.

In prima fila a subire l'impatto e a reggere il peso di questa crisi sono le comunità rurali, dove vive il 75% della popolazione e dove si concentra poco più del 20% del reddito nazionale. Nelle comunità rurali l'accesso alle risorse naturali e la vitalità delle reti di assistenza e mutuo aiuto hanno costituito, fino ad oggi, una barriera importante contro la povertà: ma è un sistema che si va ormai sgretolando, con l'avanzare dell'epidemia.

La malattia svuota dunque la società delle sue risorse più importanti, proprio mentre la carica di una crisi umanitaria e sociale di portata inaudita. Per questo il futuro dello Swaziland, e della maggior parte dei paesi dell'Africa Australe, dipenderà dalla capacità di mettere in campo strategie che affrontino insieme l'uno e l'altro problema: prendersi cura degli orfani di AIDS potenziando e sviluppando tutte le risorse di cui la società dispone, e che l'epidemia sta progressivamente distruggendo. Una risposta prevalentemente assistenziale, centrata sull'aiuto esterno, non solo è insufficiente, ma può contribuire - come l'epidemia, più dell'epidemia - all'opera di distruzione di tali risorse

 

Una scuola per amica. Il progetto

La risposta può essere semplice: è la comunità che deve occuparsi dei bambini rimasti orfani, e assicurare i loro diritti: allo studio, alla casa, all'ambiente, al cibo, alla salute, al gioco. Perché la comunità ha bisogno di loro, come loro hanno bisogno della comunità. Così come è fondamentale valorizzare le risorse ambientali delle comunità, naturali ed umane, per garantire la sostenibilità di lungo termine del progetto.

E questo impegno la comunità lo può realizzare soprattutto attraverso la scuola.

Per questo Legambiente, in consorzio con il COSPE e ANLAIDS-Lombardia, e in collaborazione i comitati locali per gli orfani e i bambini vulnerabili (Aybuy'Imbeleko), sta realizzando in Swaziland, Una scuola per amica, un progetto centrato sul ruolo della scuola nella comunità per assicurare un futuro a questi bambini.

L'obiettivo del progetto Una scuola per amica è quello di realizzare 10 scuole nei prossimi 3 anni, per dare assistenza ad un numero complessivo di 1200 bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 15 anni,

A scuola i bambini, potranno ricevere l'educazione di cui hanno bisogno per imparare a leggere, a scrivere e a fare di conto, per conoscere la storia, la geografia, dove si impara a rispettare l'ambiente come risorsa per un futuro migliore.

Ma a scuola gli orfani potranno anche essere accuditi dagli insegnanti che si prenderanno cura di loro come fossero loro figli. Gli insegnanti infatti, che sono abitanti della stessa comunità, conoscono personalmente i loro alunni e i loro problemi, e sono in grado di aiutarli anche fuori dalla scuola, in caso di bisogno.

A scuola i bambini potranno anche imparare tutti quei saperi essenziali alla vita che i genitori non possono più insegnare loro: ci sono infatti insegnanti e altri adulti nella comunità che aiutano in questo gli insegnati, che sanno come coltivare la terra, costruire le case, lavorare il legno e la pietra, intrecciare ceste di paglia, tessere il cotone. I bambini potranno così imparare un mestiere e tutto quel che può essere utile per vivere in paesino rurale dell'Africa come Shewula.

Ancora, a scuola i bambini orfani potranno sentirsi bambini normali, giocare con i loro compagni, non sentirsi diversi, non sentirsi soli.

E potranno anche mangiare, abbondantemente e tre volte al giorno, perché a scuola ci sarà una cuoca che preparerà per loro la colazione, il pranzo e la merenda. Le scuole, infatti, avranno anche un campo dove coltivare cereali, verdure e legumi tradizionali (come il sorgo e il "tindluvu") per preparare i pasti e dove i bambini apprendono l'arte antica della coltivazione dei campi.

A scuola, infine, la salute dei bambini verrà costantemente monitorata e questi saranno curati se si dovessero ammalare grazie ad un programma di assistenza sanitaria.

La scuola diventa così un piccolo mondo protetto, dove i bambini passano la maggior parte del loro tempo, seguiti da persone adulte che li accompagnano nella loro crescita.

Come contribuire al progetto di adozione a distanza

La partecipazione che ognuno di noi può dare è fondamentale per costruire il domani di queste comunità. L'obiettivo di Una scuola per amica, però non è quello di dare un'assistenza fine a se stessa ma di fornire degli strumenti concreti per far costruire ai bambini e alle comunità le fondamenta di un futuro in autonomia e svincolato dagli aiuti.

L'apporto che si chiede, perciò, è quello di un impegno nel tempo, per far sì che l'azione di ognuno di noi possa servire effettivamente per realizzare un programma per la formazione degli orfani e l'integrazione nella comunità.

Il contributo annuale per il programma di assistenza agli orfani è di 180 euro a bambino, mentre tre anni sono il tempo necessario per sviluppare compiutamente tutte le fasi.

Solo 15 euro al mese per tre anni possono garantire ad un bambino dello Swaziland il diritto ad un futuro.

Solo 15 euro al mese permetteranno ad un bambino dello Swaziland di avere:

L'educazione e il diritto all'infanzia attraverso il sostegno di insegnanti qualificati, l'ausilio di materiale didattico e di giochi per la socializzazione.
La sicurezza alimentare con tre 3 pasti equilibrati al giorno
L'assistenza sanitaria e il monitoraggio costante

Con soli 180 euro all'anno, dunque, è possibile garantire agli orfani di AIDS, a quelli di essi che vivono oggi in condizioni di grave emarginazione e semi-abbandono - un luogo protetto dove crescere, in grado di fornire loro una molteplicità di servizi che attengono alla sfera non dell'assistenza ma dei diritti della persona: l'educazione, la salute, l'alimentazione.

Per dare il tuo contributo a Una scuola per amica

Puoi effettuare la tua donazione puoi scegliere:

un unica soluzione pari a 180 euro l'anno
ogni 3 mesi pari a 45 euro
ogni mese pari a 15 euro

Aderendo al progetto di adozione a distanza Una scuola per amica riceverai subito, come ringraziamento, un piccolo manufatto artigianale, un grazioso portachiavi di filo di ferro realizzato dai bambini delle comunità locali. Ogni sei mesi, inoltre, ti sarà inviata una relazione sul lavoro svolto grazie al tuo contributo.

Puoi effettuare:

un versamento sul Conto Corrente Postale: C/C n. 57431009 intestato a: LEGAMBIENTE onlus Via Salaria, 403 00199 Roma - Causale: Adozioni Swaziland.
Oppure Bonifico bancario - S.O.S Legambiente N° 000000511440 abi 05018 cab 12100 cin N c/o Banca Popolare Etica Causale: Adozioni Swaziland.

Legambiente è una onlus; ai sensi dell'art. 13 dlgs 460/97 è possibile detrarre le proprie donazioni.

Legambiente in Swaziland

Superficie: 17.367 Kmq
Abitanti: 1.104.000 (stime 2001)
Densità: 64 ab/Kmq
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Capitale: Mbabane (47.000 ab.)
Altre città: Manzini 55.000 ab.
Gruppi etnici: Swazi 90%, Zulu e altri 10%
Paesi confinanti: Mozambico ad EST,
Sudafrica a NORD, OVEST e SUD
Monti principali: Emlembe 1862 m
Fiumi principali: Lusutfu
Laghi principali: Mnjoli Dam, Jozini Dam
Clima: Temperato caldo
Lingua: siswazi, Inglese (entrambe ufficiali)
Religione: Cristiana 60%, Animista 40%
Moneta: Lilangeni dello Swaziland

Lo Swaziland, uno dei più piccoli e poveri paesi africani tra il Sud Africa ed il Mozambico, è una delle aree del mondo maggiormente colpite dai disastri ambientali e sanitari dovuti alle alterazioni climatiche.

Legambiente - in collaborazione con Cospe e ANLAIDS - Lombardia - ha avviato la realizzazione di un sistema di social welfare per sostenere i bambini orfani, gestito da organizzazioni locali e dallo Shewula Trust, un comitato che rappresenta l'intera comunità. L'azione di Legambiente si concretizza attraverso un intervento multisettoriale (Energia, Agricoltura sostenibile, Artigianato, Scuola) con l'obiettivo di garantire la sostenibilità finanziaria del Comitato e la continuità delle sue attività, grazie all'utilizzo e la messa a frutto delle proprie risorse. In particolare il programma prevede l'attuazione di:

un progetto di produzione e vendita di energia eolica per coprire i costi di gestione del sistema di welfare
un progetto di agricoltura sostenibile per l'autosufficienza alimentare
un progetto di micro-credito per lo sviluppo dell'imprenditorialità familiare e delle attività di artigianato
un programma per la scuola, volto a garantire agli orfani l'educazione, il supporto psicologico, l'alimentazione e l'assistenza sanitaria.

Le comunità dove si svolge il progetto Una scuola per amica

Tutte le comunità rurali dello Swaziland hanno in comune alcune caratteristiche: sono economie a "bassa circolazione monetaria", dove l'accesso alle risorse naturali, quali la terra, la foresta, l'acqua rappresentano per le famiglie una decisiva fonte di sussistenza; sono amministrate da una rete di "Capi tradizionali", assistiti da un consiglio di anziani e di persone autorevoli; sono, infine, molto legate alla propria cultura e alle proprie tradizioni.

Shewula

La comunità si estende su una lunga e stretta fascia di altopiano, le "Lubombo Mountains", al confine tra Swaziland e Mozambico. Una popolazione di 10'000 persone, molte delle quali sono state rimosse in tempi recenti dalle terre fertili della pianura per fare posto alle grandi piantagioni di canna da zucchero: questo spiega perché, a Shewula, la pressione sulle risorse naturali è molto alta, ed i suoli agricoli si vanno sempre più impoverendo. Anche l'acqua, sull'altopiano, è una risorsa molto limitata: donne e bambini devono camminare fino a un'ora per rifornirsi da pozzi e sorgenti. La comunità ha però una storia antica, un forte senso di identità, una rete di organizzazioni tradizionali e moderne in grado di battersi per il suo futuro. Shewula è il nome dell'ultimo re dei Sifundza, il clan locale, quando la comunità fun incorporata nel regno dello Swaziland alla metà dell'800. A Shewula, le organizzazioni locali - con il supporto di Legambiente e Cospe - hanno organizzato 3 scuole comunitarie: Nduma, Majembeni, Mswati, che accolgono oggi un numero complessivo di 325 bambini. La comunità ha messo a disposizione delle scuole 3 ettari di terra, per la produzione di cibo e la formazione dei bambini,

Kambhoke

La comunità (5'000 abitanti) occupa il cuore dell'antico regno dei Mamba, nel centro dello Swaziland, tra le montagne di Hlatikhulu e la grande pianura del fiume Usutu. La terra è migliore e più abbondante, rispetto a Shewula, l'acqua non è un problema. L'agricoltura è dunque per la comunità la fonte di reddito monetario e di sussistenza più importante. L'erosione dei suoli, comunque, rappresenta anche qui una minaccia, soprattutto per pratiche agricole inadeguate. Un progetto, realizzato da Legambiente e Cospe in collaborazione con la FAO, sta cercando di affrontare e risolvere questo problema.

A Kambhoke, è stata organizzata una scuola comunitaria, che accoglie 120 bambini, utilizzando ambienti messi a disposizione dal capo, Mbhoke II. La comunità ha messo ha disposzione 1,5 ettari di terra per la produzione di cibo e la formazione dei bambini.

Maphatsindvuku

E' una comunità rurale di circa 3'000 abitanti, situata ai piedi delle Lubombo Mountains, lungo la strada di collegamento fra la capitale, Mbabane, ed il confine con il Mozambico. L'economia è basata principalmente sull'agricoltura, ma la povertà dei terreni e la scarsità d'acqua rappresentano grossi ostacoli per l'autosufficienza alimentare. Grazie alla spinta di un'insegnante locale, molto attiva - Nester Masondo - la comunità ha creato un centro scolastico per gli orfani e i bambini vulnerabili, che accoglie oggi 106 alunni, suddivisi in cinque classi in base all'età e al grado d'istruzione. La comunità ha messo ha disposizione 1,5 ettari di terra per la produzione di cibo e la formazione dei bambini

Una scuola per amica. La comunità, l'ambiente per gli orfani di Aids dello Swaziland
è realizzato in collaborazione con Cospe e Anlaids