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Le vicende campane di questi ultimi giorni
preoccupano tutti, non solo e soltanto per l’immagine che ne scaturisce
dell’Italia e del Sud ma soprattutto per la cruda realtà che viviamo.
Lì la dimostrazione della totale inefficacia
dei provvedimenti adottati durante i lunghi ed interminabili anni di
commissariamento per l'emergenza rifiuti, qui da noi ancora i continui
balletti della politica. Assistiamo da anni, non senza muovere critiche,
a questi continui passaggi di palla dai quali non scaturisce però, da
troppo tempo, un goal.
Nella nostra Regione non si fanno passi
avanti, soprattutto non s'interviene con decisione sui problemi dei
rifiuti e non solo.
Una Regione che potenzialmente, lo diciamo
da tempo, non è molto lontana da tutto ciò che sta succedendo in
Campania, e neanche da tutto ciò che finora è stato. Le similitudini
sono parecchie, persino l’atteggiamento della politica e degli
amministratori locali ci sembrano identiche visto anche l’incoscienza
con la quale si affronta il tema del superamento dell’emergenza ed il
passaggio ad una gestione ordinaria dei rifiuti. Su questo punto
dobbiamo essere chiari: rinviare le decisioni necessarie non paga e la
parabola “bassoliniana” dovrebbe far riflettere la nostra classe
politica regionale.
Chi confida nella mediazione infinita e non
decide sarà travolto dagli eventi e sarà responsabile del fallimento.
Una responsabilità, sia chiaro, che riguarda tutti: dai Commissari alla
Regione, dalle Province ai Sindaci: sono in tanti a dover rendere conto
di ciò che non hanno fatto.
Molto ci interessa il risultato che una
serie di interventi e forzature stanno portando: creare nelle coscienze
dei cittadini, qualora non era già in nuce, la sindrome NIMBY (not in
my back yard-non nel mio cortile): assistiamo ovunque in Campania ma
anche da noi a continue, ripetute ma sacrosante manifestazioni di piazza
contro la creazione di nuove discariche e l'ampliamento di quelle già
esistenti, contro la riapertura di siti già dichiarati esauriti e contro
il potenziamento degli inceneritori, contro qualsiasi decisione che
venga presa senza la concertazione con i cittadini che vivono quei
territori.
Le nostre preoccupazioni maggiori sono
dovute alla carenza infrastrutturale che tutti questi anni di
commissariamento avrebbero dovuto sanare e che più di tutte riguarda la
Provincia di Cosenza, nel cui territorio - dal Pollino alla Sila e dallo
Ionio al Tirreno - vivono quasi 730 mila abitanti, il 37% circa di tutti
i produttori d'immondizia calabresi. La gran parte di questi rifiuti
vengono conferiti anche a molti chilometri di distanza, nella Provincia
di Crotone e da dicembre anche nella discarica di San Giovanni in Fiore
in cui sversano i loro rifiuti indifferenziati 33 comuni del Consorzio
Vallecrati, contribuendo così al rapido esaurimento delle discariche
attive e al peggioramento ambientale. Questa politica contribuisce
principalmente a non investire nella raccolta differenziata.
Le prove di forza promosse dal Sindaco di
San Giovanni in Fiore, con il blocco della strada di accesso alla
discarica, sono servite ad attirare l’attenzione del Commissario e della
Vallecrati su una situazione preoccupante. Il rispetto del limite di 100
tonnellate giornaliere da conferire in discarica, con l’esclusione di
Rende fino al 18 gennaio, non è un risultato se assieme a questo non si
parte con la raccolta differenziata.
Durante gli interminabili anni di
commissariamento, in Calabria come in Campania, molte risorse economiche
sono state investite per l'implementazione del servizio di raccolta
differenziata, per quanto è dato vedere, mai partito realmente.
Occorre ribadire con forza che l’Ufficio del
Commissario deve essere chiuso e l’attuale regime di prorogazio
del Commissario, che dura dal 31 ottobre e non ancora rinnovato, deve
finire con il passaggio all’ordinario con responsabilità condivise tra
la Regione e le Province.
Basta con l’alibi del Commissario che
affronta i costi del servizio e deresponsabilizza i Comuni i quali, pur
riscuotendo dai cittadini la tassa sui rifiuti, sono indebitati con le
Società Miste che a loro volta rischiano il fallimento per insolvenza e
si rivolgono al Commissario per superare la crisi. Un circolo vizioso
dove prosperano illegalità e collusioni criminali, e chi ne fa le spese
sono l’ambiente ed i cittadini. Si chiuda anche l’esperienza
fallimentare delle Società Miste (come stabilito nel nuovo Piano
Regionale dei Rifiuti) che, com’è emerso dalle indagini della
magistratura, sono anche nelle mani della criminalità e per questo senza
indugi si operi per il loro superamento, si assistano i Comuni quando
fanno i contratti con le società per ottenere il massimo delle
condizioni per aumentare la raccolta differenziata e la si smetta di
prevedere discariche ed inceneritori inutili.
Si passi dai proclami ai fatti, la politica
faccia la sua parte per chiedere ai cittadini di contribuire a risolvere
problemi facilmente risolvibili.
Sono ormai anni che siamo inascoltati su
questo fronte, sono anni che professiamo come solo la raccolta
differenziata, con un servizio di raccolta porta a porta, può
scongiurare i fatti che stanno avvenendo nell'hinterland napoletano,
fatti per cui anche l'Unione Europea bacchetta pesantemente lo Stato
Italiano. Scongiurare tutto ciò e avviare un circolo virtuoso fatto di
impianti
tecnologicamente avanzati, di recupero di materia, di riduzione della
produzione dei rifiuti, di produzione di compost di qualità, di nuova
occupazione.
Sono anni che chiediamo di poter
partecipare, come associazione di cittadini, alle scelte in materia di
rifiuti, ma nessuno di noi ha mai potuto dire la sua.
Evidentemente, come già abbiamo scritto
altrove, le emergenze servono a qualcosa e lo stato di emergenza che
perdura è un affare che qualcuno non può permettersi il lusso di perdere
o far perdere.
Non vorremmo essere gli uccellacci del
malagurio, ma i fatti della Campania bene ci stanno anticipando quello
che potrà succedere in Calabria. Non vogliamo essere neanche quelli che
“noi lo avevamo detto”, ma qualcuno intervenga, questa volta con
coscienza.
In questa situazione siamo convinti che la
solidarietà regionale sia giusta e condivisibile, ma ci appare poco
praticabile manifestarla atteso che i rifiuti campani “tal quali” - la
cui destinazione ultima è quella della discarica - possano essere
conferiti in Calabria, Regione in stato di emergenza ormai da dieci
anni: la discarica di Crotone è in fase di esaurimento, quella di S.
Giovanni in Fiore al limite della sopportazione.
Forte è la perplessità che la Calabria possa
accogliere rifiuti campani, ma ci pare sintomo premonitore del
Presidente Loiero di ricerca di solidarietà istituzionale di altre
Regioni per affrontare la probabile e prossima emergenza calabra se
tutto continua a scorrere come sinora.
Francesco Falcone
Direttore Regionale Legambiente Calabria
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