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Intervento congiunto dei circoli territoriali Legambiente di San
Giovanni in Fiore, Longobucco e Petilia Policastro per complimentarsi
con il Corpo Forestale dello Stato a seguito del lavoro oculato e
minuzioso che ha “costretto” le Istituzioni preposte ad intervenire
sulla vicenda del disastro ambientale in località Trepidò, presso il
villaggio Palumbo Sila.
Quelli che pensavano di contrapporre alla nascita del Parco Nazionale
della Sila idee di sviluppo alternative, oggi ci mostrano il vero volto
del turismo all’insegna dello scempio più bieco del territorio e della
natura. Avevamo detto chiaramente, senza mezzi termini, che gli
interessi a tenere Trepidò fuori dal Parco erano dettati esclusivamente
da operazioni speculative. Si voleva dare ad intendere che le misure di
salvaguardia, previste peraltro in tutti i parchi del mondo avrebbero
bloccato ogni forma di economia. E così alcuni comuni hanno pensato di
rimanere ai margini del Parco per garantire “dall’esterno”
infrastrutture, servizi, che non sarebbero stati possibili all’interno
del perimetro del Parco. Volevano costruirsi un alibi ed oggi vengono
smascherati in modo inappellabile. Sono state calpestate (fuori dal
perimetro del Parco) le più elementari normative vigenti, facendo
diventare ogni oltraggio perpetrato al territorio, un atto normale: “una
montagna ferita, graffiata, resa calva, spennata dei suoi alberi”;
“distruzione e deturpamento di bellezze naturali”; “due aree di risalita
senza autorizzazione”; “violazione dei vincoli paesaggistici”.
Il comune di Cotronei aveva autorizzato lavori per la messa in sicurezza
delle piste esistenti attraverso un taglio previsto di 146 piante, poi
sono diventate 720. Le spiegazioni del Comandante provinciale ad interim
Salvatore Spanò (che riportiamo da il Crotonese: “ci rendiamo conto
che quella del villaggio Palumbo è una delle strutture più importanti
per l’economia turistica della zona, ma il miglioramento non può essere
fatto in spregio alla natura e delle normative che regolano il settore”)
sono emblematiche... grazie davvero comandante! Con queste poche cose,
ben dette, noi sosteniamo che è possibile dimostrare quanto spesso si
utilizzino argomenti deleteri nei confronti degli ambientalisti,
accusandoli di voler ostacolare lo sviluppo economico dei territori. Un
fatto meramente preoccupante è palese in questa vicenda: nonostante il
Corpo Forestale negli ultimi due anni abbia raccolto dettagliatamente e
prodotto segnalazioni e quant’altro possibile, denunciando il tutto
all’autorità giudiziaria, si arrivi solo oggi all’ordinanza di
sequestro. Cosa dicono i Sindaci? Quanti non hanno visto? Quanti non
hanno sentito? Quanti altri ancora non hanno parlato?
I Circoli territoriali Legambiente di San Giovanni in Fiore, Longobucco
e Petilia Policastro chiedono al Presidente della Giunta Regionale
Agazio Loiero, al Vicepresidente, nonché Assessore al Turismo, Nicola
Adamo e all’Assessore all’Ambiente Diego Tommasi, come si possa spiegare
la gravità di quanto accaduto dal momento che le denunce dettagliate del
Corpo Forestale dello Stato, svolte in maniera egregia, vengano per anni
sottovalutate e disattese. La colpevolezza di tali ritardi ha ormai
causato danni irreversibili al territorio silano. Pensavamo di non dover
riscrivere l’ennesima pagina di scempio perpetrata al territorio
calabrese e quindi ci chiediamo quando diventerà possibile garantire un
impegno serio e concreto per la salvaguardia delle nostre bellezza
naturali?
C ircoli territoriali
Legambiente - 5/3/2007 -
San Giovanni in Fiore - Longobucco
- Petilia Policastro
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